Biografia
Lunedì 09 Marzo 2009 13:14
Silvano Crespi
Silvano Crespi vive e lavora a Bologna.
Fin dai tempi della scuola Silvano Crespi ha intuito una passione per il disegno e le arti figurative, cimentandosi prima con china, tempera e acquerello, poi dal 1974, in maniera continuativa ed evolutiva, ha trovato la sua dimensione nella pittura ad olio. I riconoscimenti del pubblico e della critica sono giunti nel 1980 quando il Crespi ha iniziato a partecipare alla vita artistica nazionale, prendendo parte a mostre, rassegne, concorsi e personali.
Dopo la laurea in Scienze Politiche, conseguita a Bologna nel 1978, lo studio dei grandi artisti del passato e la sua passione per la pittura l’hanno indirizzato verso una interpretazione entusiastica del paesaggio, verso una ricerca tutta improntata alla variazione della luce e dei colori, a volte resa con una pennellata densa e corposa a volte espressa con una tavolozza chiara e trasparente.
Il suo interesse è rivolto al ‘700 e all’ ‘800 europeo, in particolare è attratto dal romanticismo tedesco di Friedrich, dall’innovazione inglese della moderna pittura del paesaggio di Constable e dal movimento impressionista francese: dal precursore Corot e dai maestri del calibro di Monet, Pissarro e Sisley, tutti artisti innamorati della chiara luce mediterranea.
Punti di riferimento sono stati anche la scuola piemontese di Rivara, e la scuola di Resina fino ad arrivare alla sintesi chiaroscurale dei macchiaioli toscani, ad artisti come Banti, Signorini, Fattori, Lega, Costa, Sernesi, De Nittis e infine Boldini, noto per i suoi celeberrimi ritratti, ma anche per la luce vibrante che sapeva infondere nei suoi vividi paesaggi.
Silvano Crespi appartiene all’area neo-figurativa, pervasa com’è da una miscela di neo-romanticismo immersa in un ideale maniera postimpressionista. La sua pittura richiama uno stato d’animo, una percezione più che una semplice veduta prospettica. Dipinge sensazioni, momenti e luoghi dove è stato e dove vorrebbe essere, con lo sguardo rivolto all’ 800 pittorico ma con gli interrogativi e le problematiche del suo tempo.
Il Crespi crea luoghi immaginari o rimembrati dove si è trovato bene e in pace con sé stesso, anche con l’intento di riprovare quella emozione e di fissare nel tempo quel magico momento, quella determinata percezione. In sintesi osserva, analizza, scompone, elabora, e infine traduce sulla tela quello che il suo sguardo ha attentamente indagato: una situazione e un’impressione unite idealmente e razionalmente.
Ci sono diversi modi di interpretare il mondo visto attraverso la sensibilità e l’occhio critico di un artista che contemporaneamente vede e proietta nei lavori la visione del proprio universo.
Catalogo : “Percorsi di vita”
Ultimo aggiornamento Venerdì 09 Aprile 2010 13:24
2007 - Mostra alla Galleria IL PUNTO di Bologna
Lunedì 12 Novembre 2007 00:00
Silvano Crespi
Un artista contemporaneo neo-figurativo e post-impressionista
Silvano Crespi intuisce una passione per il disegno e le arti figurative, cimentandosi prima con china, tempera e acquerello, poi dal 1974, in maniera continuativa ed evolutiva, trova la sua dimensione nella pittura ad olio. I riconoscimenti del pubblico e della critica giungono nel 1980 quando il Crespi inizia a partecipare alla vita artistica nazionale, prendendo parte a mostre, rassegne, concorsi e personali, cominciando dal Circolo dei Giornalisti e dall’Associazione Iterarte di Bologna, alla Galleria del Centro Storico di Firenze, dal Concorso Nazionale del miniquadro a Parma, al Circolo Amici Fontanelle di Reggio Emilia, da La Telaccia di Torino, alla Galleria Petrofil di Milano, proseguendo con collettive a Venezia e all’ Expo Art a Verona, dalla Galleria Crispi di Roma, alla Galleria Alba di Ferrara, oltre a confrontarsi in esposizioni collettive a New York e in Svizzera. Dopo la laurea in Scienze Politiche, conseguita a Bologna nel 1978, lo studio dei grandi artisti del passato e la sua passione per la pittura l’hanno indirizzato verso una interpretazione entusiastica del paesaggio, verso una ricerca tutta improntata alla variazione della luce e dei colori, a volte resa con una pennellata densa e corposa a volte espressa con una tavolozza chiara e trasparente. Il suo interesse è rivolto al ‘700 e all’ ‘800 europeo, in particolare è attratto dal romanticismo tedesco di Friedrich, dall’innovazione inglese della moderna pittura del paesaggio di Constable e dal movimento impressionista francese: dal precursore Corot e dai maestri del calibro di Monet, Pissarro e Sisley, tutti artisti innamorati della chiara luce mediterranea. Punti di riferimento sono stati anche la scuola piemontese di Rivara, e la scuola di Resina fino ad arrivare alla sintesi chiaroscurale dei macchiaioli toscani, ad artisti come Banti, Signorini, Lega, Costa, Sernesi, De Nittis e infine Boldini, noto per i suoi celeberrimi ritratti, ma anche per la luce vibrante che sapeva infondere nei suoi stupendi paesaggi. Silvano Crespi appartiene all’area neo-figurativa, pervasa com’è da una miscela di neo-romanticismo immersa in un ideale maniera post-impressionista. La sua pittura richiama uno stato d’animo, una percezione più che una semplice veduta prospettica. Dipinge sensazioni, momenti e luoghi dove è stato e dove vorrebbe essere, con lo sguardo rivolto all’ 800 pittorico ma con gli interrogativi e le problematiche del suo tempo. Il Crespi crea luoghi immaginari o rimembrati dove si è trovato bene e in pace con sé stesso, anche con l’intento di riprovare quella emozione e di fissare nel tempo quel magico momento, quella determinata percezione. In sintesi osserva, analizza, scompone, elabora, e infine traduce sulla tela quello che il suo sguardo ha attentamente indagato: una situazione e un’impressione unite idealmente e razionalmente.
Articolo apparso sul mensile Informatore - ottobre 2007
Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Agosto 2009 20:20
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1997 Riflessioni
Venerdì 21 Marzo 1997 00:00
Silvano Crespi
Bisogna ricordare che un quadro, come afferma Maurice Denis. prima di essere un paesaggio, una donna o un episodio qualunque, è essenzialmente una superficie piana ricoperta di colori riuniti in un certo ordine.
L'idea che il pittore ha nella mente viene tradotta in equivalenti plastici, materici, colorati. Le emozioni e le sensazioni, che attraverso il soggetto prescelto emergono in lui, vanno interpretate e trasferite sulla tela in maniera tale da essere riconosciute immediatamente da chi si pone davanti a quel dipinto per la prima volta, ma anche e soprattutto in modo da essere apprezzate nel tempo da chiunque osservi la tela per più volte. Un quadro può essere paragonabile ad un pulsar: ogni volta rimanda lo stesso segnale “originario”. E' come se avessimo fissato nello spazio-tempo una percezione definita nelle sue coordinate temporali. Una finestra immobile con un contorno in movimento. Un pigmento resistente alla fluidità dell'immagine.
Un' opera può presentare dei difetti nella tecnica, nella ricerca dell' atmosfera che aleggia intorno al soggetto, può eccedere nella luminosità, può abbondare di cromatismo o essere monotonale, ma comunque dovrebbe sempre cogliere il momento ed esprimere la forza contenuta in quell'avvenimento. In poche parole bisogna carpirne l'attimo.
Il rapporto oggetto-spazio occupa un posto preminente nella rappresentazione della realtà, così come il soggetto si pone in maniera inequivocabile nei confronti dell' ambiente. Il concetto di simbiosi è quantomai appropriato. La relazione uomo-ambiente è parte integrante della vita, il rapporto artista-natura ne è una espressione, una delle tante. Quindi l' arte potrebbe essere definita come “un uomo sommato alla natura”, una parte integrante di un insieme.
Un quadro è come un concerto, un' opera prima, un tutt' uno armonico. Nulla è fuori posto, la musica è in sintonia con il nostro pensiero, arriva diretta alle nostre corde più profonde e ci emoziona, ci appassiona con l'eleganza dei movimenti, l' allegro con brio, l'andante, il maestoso ma anche con l'intimismo che suscita in noi la visione dell' opera.
Il quadro è la trasposizione di un luogo reale o immaginario, è un racconto scritto sulla tela e così come la calligrafia è immediatamente riconoscibile e riconducibile ad una sola persona, così un' opera d'arte, senza alcuna interpretazione o traduzione, è istantaneamente leggibile e rapportabile ad un solo ed unico artista.
Ultimo aggiornamento Domenica 20 Settembre 2009 19:08
1992 - Ursula Petrone
Lunedì 09 Marzo 1992 00:00
Ursula Petrone
E' evidente che per Silvano Crespi l'idea di pittura non è mai stata insidiata dalla problematica, dagli sperimentalismi e dagli equivoci della retorica artistica dei nostri tempi. La sua pittura è infatti chiara e serena, realizzata com'è senza urti, lacerazioni, senza ricerche inquiete, calma com'è permeata di tranquillità e dolcezza. E' pittura che pare esca dalla terra e dal mare per spontanea generazione, caratterizzata dal variare della luce. I suoi dipinti confermano la disposizione naturale a comporre il divario tra sogno e realtà, i cui termini risultano legati in formule artistiche, senza riferimenti agli “ismi” caratterizzanti l'attuale periodo culturale. Sono tele che sanno rendere, preciso, il senso della poetica della vita, che sanno dare la visione compiuta dei paesaggi, nonché lo spirito e l'essenza del rappresentato del suo mondo. Un mondo che poi è, in definitiva, quello intenso ed espressivo di un artista di fronte alla natura.
Ursula Petrone - Milano (1992)
Ultimo aggiornamento Martedì 25 Agosto 2009 19:52
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